Non Giudizio
Non giudizio
“Se vogliamo arrivare ad una gestione più efficace dello stress, il primo passo è essere consapevoli di questa automatica attività giudicante della nostra mente in modo da vedere i nostri, di solito inconsci, pregiudizi e timori e liberarci dalla loro tirannia.” Jon Kabat Zinn
Dei sette Pilastri della Mindfulness, cioè gli atteggiamenti che deliberatamente coltiviamo per sostenere una pratica corretta, credo che il “non giudizio” sia il più ostico per la maggior parte dei praticanti.
Quando ci sediamo la prima volta sul nostro cuscino di pratica ci immaginiamo di prepararci ad una esperienza rilassante. Ma ben presto ci rendiamo conto di come in realtà l’esperienza all’inizio sia tutt’altro che rilassante. Quando portiamo l’attenzione all’attività della mente, spesso ci stupiamo nello scoprire che giudichiamo costantemente il contenuto della tua esperienza. Questa attività mentale di giudizio e critica che osserviamo è all’origine di problemi come la bassa autostima, l’ansia, la depressione, le dipendenze di vario tipo. Siamo come una barca in balia del continuo oscillare dei nostri giudizi e questa situazione è molto lontana da quella ideale che ci eravamo immaginati e non è per niente efficace per fronteggiare lo stress.
Il giudizio è una modalità della nostra mente che tende a categorizzare, classificare ogni esperienza interna ed esterna che viviamo, in questo modo possiamo far rientrare la nostra realtà in schemi precostituiti, buono o cattivo, bello o brutto, giusto o sbagliato. Ogni persona, evento, oggetto che attira la nostra attenzione è classificato in base al fatto che ci faccia sentire bene o male, ciò che non rientra in questi due poli è classificato come neutro e non attira la nostra attenzione.
Questa modalità, se portata avanti inconsapevolmente, tende a dominare la nostra mente, con la ripetizione poi diventa un automatismo giudicante che può portarci a vedere le tante situazioni della nostra vita sempre dalla stessa angolatura, senza via d’uscita. Gli automatismi generano sentimenti e poi comportamenti che non semplificano e non risolvono le nostre situazioni anzi le caricano di significati che non appartengono loro, complicandole e allontanando la possibilità di risolvere i problemi. Provate a pensare ad una situazione in cui dovrete incontrare una persona che già conoscete, la vostra mente anticipa l’incontro al punto tale che quando vi troverete di fronte alla persona già siete nella modalità di accoglienza se i vostri vecchi schemi l’hanno classificata piacevole, oppure in modalità di difesa se l’hanno catalogata spiacevole. In realtà, come andrà quell’incontro non lo scoprirete fino a che non lo vivrete. Agendo sulla base dei vecchi schemi il rischio è che ogni situazione si ripeterà, all’infinito, togliendo la possibilità di un finale diverso, rendendo difficile per esempio risolvere un conflitto. La pratica ci fa scoprire come ogni opinione su qualcuno o qualcosa vale per il momento, non può essere generalizzata “sarà sempre così” non diventa la regola, ma rimane contestualizzata al qui ed ora, al solo incontro presente.
La pratica di mindfulness non ci invita a respingere i giudizi che si presentano alla mente, sarebbe un giudicare il giudizio, ma ci invita a sospendere deliberatamente e gentilmente il giudizio, osservando semplicemente l’esperienza che stiamo vivendo senza lasciare che il giudizio ce ne separi. Si tratta di togliere energia a questa modalità della mente, di non continuare ad alimentarla. La nostra mente apprende per ripetizioni quindi lentamente, gradualmente, ridurrà la sua attività giudicante.
Con la pratica della mindfulness impariamo a discernere invece che a giudicare, cioè a saper suddividere le cose per esaminarle razionalmente.
Quando coltiviamo la consapevolezza facciamo attenzione alla nostra esperienza momento per momento, riconosciamo questa attività giudicante della mente ogniqualvolta si presenta e assumiamo l’atteggiamento di un testimone imparziale. Si tratta di osservare semplicemente ciò che avviene nella mente, senza esprimere giudizi o critiche.
